“Dalle calorie alle molecole”: i rischi del grasso addominale e l’importanza di un’alimentazione consapevole
I dati parlano chiaro: è 1 persona su 3, in Italia, a essere sovrappeso, mentre l’obesità interessa 9 individui ogni 100. Entrambe le condizioni rappresentano un fattore di rischio per diverse patologie, dalla sindrome metabolica, alle malattie cardiovascolari, al diabete mellito di tipo 2. Oltre ai fattori genetici, a influenzare il nostro peso corporeo sono in larga parte alimentazione e stile di vita: un aspetto che induce spesso a seguire diete “fai da te” che non solo non aiutano a dimagrire, ma possono anche risultare pericolose per la salute dell’organismo.
Il manuale Dalle calorie alle molecole (Aboca), di Pier Luigi Rossi, specialista in Scienze dell’alimentazione e in Igiene e Medicina preventiva e docente all’Università degli Studi di Bologna e all’Università della Repubblica di San Marino, vuole essere un valido alleato per imparare i meccanismi della nutrizione e scegliere l’alimentazione più idonea al proprio organismo.
Grasso addominale: perché è così pericoloso?
L’obesità non è solo quella anatomica, che si vede a occhio nudo e riguarda la distribuzione della massa adiposa in diverse zone del corpo. L’obesità, infatti, è un processo lungo, che parte dalle nostre cellule quando, a causa di un’alimentazione scorretta, accumulano al loro interno acidi grassi accrescendo così la massa. Per questo motivo, affidarsi alla bilancia non basta: la sua indicazione di peso corporeo, infatti, può nascondere anche in casi di normopeso un’obesità cellulare, che provoca la predisposizione alle medesime patologie da cui sono interessati gli individui obesi.
L’indicazione principale che dobbiamo considerare come parametro, quando osserviamo il nostro corpo, non è quindi il peso, ma l’accumulo di grasso addominale, misurabile con un semplice metro e fondamentale per valutare un possibile rischio di sviluppare determinate malattie. Nel caso delle donne il valore di circonferenza addominale dovrebbe mantenersi inferiore agli 85 cm, mentre negli uomini inferiore a 98 cm.
Ma perché è così importante tenere sotto controllo il grasso addominale? Perché il tessuto adiposo è un organo endocrino e, come tale, quando non segue la sua funzionalità fisiologica può rappresentare un pericolo per il nostro organismo: produce infatti delle proteine responsabili di varie infiammazioni, le citochine. Un eccesso di massa addominale adiposa ha dunque vari effetti negativi: per esempio incide sulla buona salute del sistema cardio-vascolare, poiché se aumenta la massa addominale, aumenta anche il numero di vasi sanguigni che la irrora. Più vasi sanguigni significa più sforzo del cuore per pompare il sangue e aumento della pressione arteriosa. Un eccesso di massa adiposa addominale rappresenta anche un fattore di rischio per il diabete di tipo 2 e per la steatosi epatica, inoltre provoca una riduzione della massa magra muscolare. La diminuzione della massa magra muscolare può innescare un vero e proprio circolo vizioso, poiché è la sede dei mitocondri, organelli deputati all’eliminazione degli acidi grassi saturi, la cui riduzione favorisce a sua volta un ulteriore acumulo di grasso. Infine, negli uomini, un’eccesso di grasso addominale può ridurre il livello di testosterone.
Dimagrimento: come favorire l’aumento di massa magra muscolare
La massa magra muscolare, dunque, grazie ai mitocondri che bruciano gli acidi grassi saturi, favorisce il dimagrimento. Quando, però, iniziamo a ingrassare, questa massa magra si riduce e, conseguentemente, si riduce anche la capacità dell’organismo di bruciare gli acidi grassi saturi. Ma come possiamo fare per invertire la tendenza e favorire l’aumento della massa magra muscolare?
Il nostro principale alleato per favorire la massa magra muscolare è l’attività fisica, che deve essere continuativa, adeguata al proprio stato fisico e comprendere una serie di esercizi mirati per la resistenza muscolare. A essere coinvolti in questi esercizi saranno muscoli posti in varie zone del corpo: dalle braccia, alle gambe, al tronco a, ovviamente, l’addome. Si tratta di un’attività che può richiedere l’utilizzo di attrezzi come i pesi, le resistenze meccaniche, la cyclette, il tappeto ruotante o gli elastici e che dunque va eseguita in palestra, sotto la guida di specialisti di settore in grado di indicare a ciascuno il percorso più adatto alle sue esigenze.
Può essere anche utile abituarsi a camminare, andare in bicicletta e scegliere di utilizzare quotidianamente le scale invece dell’ascensore.
Androide e ginoide: quali correlazioni tra biotipo e predisposizione alle patologie?
Con “androide” e “ginoide” intendiamo i due biotipi nutrizionali che descrivono la distribuzione della massa grassa sul nostro corpo in base alla sua localizzazione anatomica. Il biotipo si può calcolare dividendo la propria circonferenza addominale per la circonferenza dei fianchi: il biotipo androide avrà un risultato superiore a 0,85 cm per la donna e 0,90 cm per gli uomini, mentre il biotipo ginoide prevede un risultato inferiore a 0,85 cm.
Come possiamo intuire, gli individui di biotipo androide accumulano grasso nella zona superiore del corpo, dunque torace, zona addominale e lombare, braccia, collo e spalle.
Un accumulo di massa grassa che rappresenta un fattore di rischio per varie patologie, tra cui quelle cardiovascolari e la steatosi epatica. Inoltre il biotipo androide si associa anche a una concentrazione superiore di glucosio nel sangue, che può portare allo sviluppo del diabete di tipo 2. Le persone di biotipo androgino sono anche predisposte maggiormente a insulino-resistenza e apnee notturne.
Il biotipo ginoide, per contro, accumula la massa grassa nella zona inferiore del corpo, quindi su fianchi, cosce e glutei. È una conformazione fisica tipica delle donne che, in età fertile, corrisponde a specifiche finalità legate alla riproduzione. Nel genere femminile questo biotipo si associa all’insufficienza venosa e linfatica agli arti inferiori e alla predisposizione per cellulite, edemi e varici. Bisogna però tenere in considerazione che, con l’avanzare dell’età e i cambiamenti a livello ormonale che questa comporta, la distribuzione della massa grassa si può modificare, andando ad aumentare nella parte superiore del corpo. In questo caso potrebbe modificarsi il biotipo e la persona in questione potrebbe incorrere nei medesimi rischi associati al biotipo androide.
Grasso corporeo e aumento dei battiti cardiaci
Il grasso addominale in eccesso può essere responsabile anche di un aumento dei battiti cardiaci. Un meccanismo che dipende dalla sua ampia vascolarizzazione: come abbiamo detto, infatti, quando aumenta la massa grassa aumentano anche i vasi sanguigni che la irrorano. Ma vediamo i numeri: per 1 chilo di grasso addominale in più si aggiungono, a quelli già esistenti, ben 3 chilometri di nuovi capillari. In prospettiva, quindi, aumentare di 10 chili ci potrebbe portare ad aumentare i nostri capillari di 10 chilometri in più. Tutti questi vasi sanguigni, però, vengono irrorati grazie all’azione dello stesso organo: parliamo del cuore che, trovandosi a dover pompare più sangue, deve aumentare la sua frequenza. Uno stato, questo, che si associa a un conseguente aumento della pressione anteriosa e alla predisposizione all’insorgenza di patologie cardiovascolari.
Un’alimentazione consapevole è il primo passo per arginare i rischi provocati dall’obesità cellulare e dal grasso addominale in eccesso. L’obesità, infatti, è una patologia che si sviluppa a partire da una serie di complessi meccanismi fisiopatologici interdipendenti. Conoscerli e favorirne il giusto funzionamento tramite un’alimentazione in grado di fornire tutti i nutrienti e le molecole di cui l’organismo ha bisogno, è fondamentale. Un processo che, prima di arrivare al piatto, deve partire dalla nostra testa.